Coronavirus, dati indiscutibili e il calcolo del tasso di letalità tra Lazio e Lombardia

Mentre politici e medici si accapigliano, e il Governo proroga lo stato di emergenza, ci sono dei dati di cui va preso atto e altri (su cui si discuterà a lungo) che sembrerebbero individuare più precisamente il tasso di letalità del virus sars-cov-2

Come ormai è noto, il Governo ha prorogato lo stato d’emergenza. Sulla proroga hanno avanzato seri dubbi insigni costituzionalisti. C’è un forte scontro tra maggioranza e opposizione e anche tra medici non si va molto d’accordo. C’è chi dice che il covid-19 è clinicamente morto e chi afferma che il virus circola ancora (due asserzioni compatibili, come vedremo tra qualche riga). Chi ritiene che la situazione sia molto rischiosa e chi afferma che il peggio è passato e che lo stato d’emergenza non serva.

In tutta questa discussione ci sono però alcuni dati su cui non si può discutere e che descrivono com’è andata e come sta andando l’epidemia. Ce ne sono poi ancora altri, meno ufficiali, che sembrano ridurre fortemente il tasso di letalità del virus come era stato ipotizzato mesi fa. Ve li riportiamo di seguito, cosicché possiate fare le vostre valutazioni e farvi un’opinione.

In primo luogo però facciamo delle precisazioni. Covid-19 e sars-cov-2 sono due cose distinte: il sars-cov-2 è il virus, oggi comunemente detto coronavirus (anche se quest’ultima è una famiglia di virus); il covid-19 è la malattia provocata dal nuovo coronavirus sars-cov-2. Ciò significa che non tutti coloro che sono positivi al sars-cov-2 sviluppano la malattia (sono i cosiddetti positivi asintomatici).

Ciò detto, iniziamo dai dati sui contagi. L’ultimo aggiornamento disponibile mentre scriviamo è quello del 31 luglio (tabella sopra) e afferma che in Italia le persone positive al sars-cov-2 sono 12’422. Di questi, 41 sono in terapia intensiva, 716 ricoverati con sintomi e 11665 in isolamento domiciliare. I nuovi positivi tra il 30 e il 31 luglio, a livello nazionale, sono stati 379, individuati eseguendo 68’444 tamponi. Alla data del 31 luglio erano guarite 199’974 persone e ne erano decedute 35141.

Prima di passare all’analisi delle tendenze e delle patologie dei deceduti, apriamo una parentesi sul Lazio. Nella Regione gli attualmente positivi conteggiati al 31 luglio erano 945, dei quali 9 in terapia intensiva, 183 ricoverati con sintomi e 753 in isolamento domiciliare. Tra il 30 e il 31 luglio sono stati individuati 18 contagi con 2524 tamponi.

Gli andamenti

L’andamento dei dati nazionali è testimoniato dalla tabella seguente, elaborata dalla Protezione civile. In verde ci sono i guariti, in arancione gli attualmente positivi e in grigio i deceduti. Da notare che la linea verde descrive l’andamento della somma di tutti i guariti e quindi non sarà mai decrescente. La linea grigia descrive la somma dei deceduti nel tempo (e quindi anch’essa non potrà decrescere). La linea arancione descrive invece, per ogni giorno, il numero dei positivi.

Ci si potrebbe chiedere: com’è l’incremento giornaliero degli attualmente positivi? Di giorno in giorno, l’andamento è in salita o in discesa? A rispondere a questa domanda è il grafico che segue, anch’esso elaborato dalla Protezione Civile. Esso descrive, per ogni giorno, se (e di quanto) il totale dei positivi è in aumento o in diminuzione. Ovviamente il dato dipende da tre variabili: l’aumento dei decessi, il numero dei positivi indivudati giornalmente con i tamponi e l’aumento dei guariti.

L’analisi dei decessi

A questo punto andiamo ad analizzare il numero dei decessi. L’analisi non è la nostra ma dell’Istituto Superiore di Sanità che sta facendo lo screening delle cartelle cliniche dei deceduti. Anche qui facciamo una premessa: tra i deceduti sono considerati tutti coloro che sono morti “con” il virus. Per sapere chi è deceduto a causa del sars-cov-2 bisognerà attendere mesi, forse anni.

I dati sono aggiornati al 22 luglio (ecco i documento completo) e prendono in esame 34142 pazienti deceduti positivi al sars-cov-2. I dati dicono che il 49,1% dei decessi è avvenuto in Lombardia, il 12,5% in Emilia Romagna, il 9,1% in Liguria etc. Nel Lazio si è registrato il 2,5% dei decessi rispetto al totale dei morti conteggiato a livello nazionale.

Le fasce d’età colpite

A livello nazionale, 29131 delle persone decedute, sul totale dei 34142 deceduti, avevano più di 70 anni: si tratta dell’85,32% del totale. Purtroppo non è dato sapere quante di queste persone erano ricoverate in RSA o strutture simili. 4619 persone decedute avevano tra i 50 e i 69 anni (cioè il 13,52% dei deceduti). Quanto ai decessi di persone con meno di 50 anni, scrive l’ISS:

Al 22 luglio sono 389, dei 34.142 (1,1%), pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 86 di questi avevano meno di 40 anni (56 uomini e 30 donne con età compresa tra i 0 e i 39 anni). Di 8 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 64 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

I dati sulle patologie

Interessanti sono i dati dell’Istituto Superiore di Sanità sulle patologie dei deceduti. Va detto però che questi dati riguardano 3952 cartelle cliniche (l’11,57% dei deceduti). Del campione in questione il 3,9% dei morti non aveva altre patologie. Il 61,8% aveva tre o più patologie. Il resto dei dati è nella tabella che segue. Soltanto la progressiva analisi delle cartelle cliniche potrà confermare o smentire le proporzioni riportate. Ma il tasso di letalità del virus, come sappiamo, è tutt’altra cosa.

Il tasso di letalità e i dati che faranno discutere

Fin qui c’è poco da discutere: dei dati va preso atto. Grandi discussioni si possono fare, invece, sul tasso di letalità e quindi sull’effettiva pericolosità rispetto ad altri virus. In primo luogo va detto che il tasso di letalità è la percentuale di persone che muoiono a causa del virus (e non “con” il virus) rispetto al totale delle persone contagiate dallo stesso. Si calcola dividendo i morti per i contagiati.

Sarà difficile calcolare il tasso di letalità finché i dati non si stabilizzano e finché l’Istituto Superiore di Sanità non avrà fatto sapere quanti sono i morti causati dal sars-cov-2. Di certo c’è che, rispetto ai dati pubblicati dall’ISS, i morti “per” coronavirus saranno di meno o al massimo uguali al numero dei morti “con” coronavirus. Proviamo quindi a fare un calcolo “per eccesso” del tasso di letalità.

Il problema del denominatore

Per calcolare il tasso di letalità serve avere il dato sui contagiati, che vanno messi al denominatore della frazione che ha per risultato il tasso di letalità. E qual è? Su questo punto la discussione è aperta ed è oceanica. Se è vero che i contagiati dichiarati dalla Protezione Civile sono certi, è anche vero che da tempo si afferma a tutti i livelli che i contagiati reali sono molti di più. Per questo motivo l’Istat e le Regioni hanno avviato i test sierologici (leggi qui come funzionano).

I dati disponibili sui test sierologici

Sui test sierologici all’inizio si è parlato molto. Ora invece non è molto agevole trovare i dati. Alcuni, parziali, sono disponibili online grazie ai giornali che li hanno riportati. Il 13 giugno scorso l’assessore Gallera dichiarava che sulla base dei test sierologici eseguiti in Lombardia il “25,6% dei lombardi” aveva avuto a che fare con il virus (qui l’articolo di milanotoday.it). Nel Lazio, invece, tre giorni fa il dipartimento Salute Lazio ha dichiarato quanto segue:

Test sierologici: effettuati ad oggi oltre 212 mila, si conferma la circolazione virus 2,3%. Modello integrato di test e tamponi ha permesso di individuare 526 asintomatici.

https://www.facebook.com/SaluteLazio/posts/292393672180736

La percentuale del Lazio (che conferma quella dei primi dati dell’indagine sierologica dell’Istat) è di poco sopra quella nota in Friuli Venezia Giulia. Nella regione del Nord, secondo quanto riportava Il Gazzettino il 12 giugno, la percentuale di popolazione venuta a contatto con il virus era del 2% (dati indagine non completi). Come si vede, le percentuali cambiano di regione in regione. Bisognerà attendere i risultati definitivi, ma intanto si può provare a fare il calcolo del tasso di letalità sui dati di Lazio, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, prendendo in considerazione la popolazione residente (fonte Eurostat al 31 dicembre 2019). In sintesi, secondo i dati, hanno avuto a che fare con il sars-cov-2: 135 mila persone nel Lazio; 2,57 milioni di persone in Lombardia; circa 24 mila persone in Friuli Venezia Giulia.

Il calcolo dei tassi di letalità

Allora facciamo il primo calcolo, che corrisponde al limite massimo del tassi di letalità. Prendiamo come denominatore (il totale dei contagiati) il dato accertato dalla Protezione civile, e come nominatore il dato dei morti “con” coronavirus. Così calcolato il tasso di letalità sarebbe: 9,98% nel Lazio, 17,46% in Lombardia, 10,16% in Friuli Venezia Giulia. Erano questi i dati allarmistici che circolavano durante i mesi di marzo e aprile. Ma non stanchiamoci di ricordare che questo è il tasso massimo: andrebbero presi soltanto i decessi per i quali il coronavirus è stato determinante e andrebbero divisi per il totale delle persone che hanno avuto a che fare con il coronavirus, non soltanto con i casi accertati.

Il secondo calcolo è più realistico anche se fatto comunque per eccesso, cioè prendendo tutti i morti “con” coronavirus (e non “per” coronavirus) e dividendoli per la popolazione che, secondo i primi risultati dei test sierologici, avrebbe avuto a che fare con il virus. Facendo così si ottiene il seguente tasso di letalità: Lazio 0,64%; Lombardia 0,65%; Friuli Venezia Giulia 0,14%.

Come si vede, il tasso “grezzo” di letalità di Lazio e Lombardia (che andrebbe, come spiegato, ulteriormente depurato) è molto simile, anche se il numero di morti verificatisi nelle due regioni non sono equiparabili. È un segno che l’effettivo tasso di letalità dell’epidemia è intorno allo 0,65%? Le stime dell’OMS pubblicate da ilPost.it sembrano affini, e infatti l’OMS stima un tasso globale di letalità dello 0,6%. Niente a che vedere con i tassi sopra lo zero (o a doppia cifra) di cui si è parlato a lungo durante questa emergenza.

Calcoli a parte, se il virus, come dicono alcuni virologi, continuerà a circolare a lungo, come il virus dell’influenza stagionale, è probabile che in futuro non si parlerà più di tasso di letalità ma di eccesso di mortalità (in un dato periodo) riconducibile al virus. Se e quando si inizierà a parlare di “eccesso di mortalità da sars-cov-2” (ammesso che il virus non sparisca) sarà il segnale che la situazione si sarà completamente normalizzata. Nell’attesa, mettiamo la mascherina nei luoghi chiusi e quando non è possibile mantenere la distanza di sicurezza.

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Fonte: La Nuova Tribuna