Serrone, dopo due ore di fila al freddo ultraottantenne non riesce a riscuotere la pensione

Che gli uffici piccoli siano sottodimensionati da poste italiane non vi è dubbio, ma che addirittura una ultraottantenne deve fare una fila fuori dalla porta al freddo e gelo e dopo due ore venire a sapere che non può riscuotere perché l’ufficio postale deve chiudere in orario è veramente assurdo.

Un  fatto davvero disdicevole prontamente stigmatizzato dalla Sinistra locale, che ha invitato anche l’amministrazione comunale ad intervenire. “La perimetria del piccolo ufficio postale, in condizioni di pandemia, permette  la permanenza all’interno di sole due persone, una allo sportello ed una in sala di  attesa; quindi la fila di attesa (categoricamente in piedi e senza numeretto, con  l’organizzazione lasciata al buon cuore e correttezza dei cittadini) si svolge lungo via  Pio XII tra auto parcheggiate e quelle in movimento ed alla mercè di tutte le  condizione atmosferiche stagionali: freddo, pioggia, vento e caldo.

Nel 2022 in piena era digitale, in condizioni di pandemia, con tanto sentenziare sul rispetto dei più deboli, perché i cittadini di un piccolo paese devono subire queste  vessazioni?  Un’attesa di quasi due ore per poi sentirsi comunicare che l’ufficio è operativo fino  alle 13.45 (rispettando l’operato impeccabile del funzionario postale anche lui vittima  di questa condizione) e quindi alcuni cittadini dovranno tornare alla prossima  apertura, il mercoledì 5 gennaio 2022, sempre se le operazioni postali e fila lo  permetteranno.

La richiesta funzionale più logica è la riapertura quotidiana dell’ufficio postale, queste  lunghe file di attesa sono la prova tangibile dell’accumulo di esigenze operative che  necessitano di un’apertura quotidiana dell’ufficio stesso, cioè semplicemente  ripristinando le condizione pre-pandemia con l’apertura dei sei giorni settimanali; nel  frattempo si suggerisce per una più efficiente organizzazione, di svolgere le operazioni  che richiedono più tempo in giorni stabiliti e con richiesta di appuntamento, ciò  eviterebbe il logorio dell’attesa in strada dei nostri cittadini.

Considerato che tali disagi i cittadini di Serrone li subiscono da troppo tempo  chiediamo alle istituzioni competenti, a partire dall’amministrazione comunale di  Serrone d’ intervenire sollecitamente con decisione presso chi di competenza, per  ripristinare il servizio quotidiano dell’ufficio postale”.

Non si deve dimenticare quando nel lontano 1987 si era sparsa la voce che l’ufficio postale avrebbe chiuso, l’allora parroco Don Mario Proietto, fece suonare la campane a morto e di questo fatto ne parlarono in cronaca tutti i giornali italiani per la singolarità del caso. Oggi a Serrone quest’ultimo funziona a giorni alterni ed è una cosa disdicevole e quando si pagano le pensioni non deve più accadere. Si vuole che suonino ancora a morto le campane? Un servizio pubblico è per tutti nessuno escluso.

                                                     Giancarlo Flavi 

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