Chiudete gli occhi. Immaginate il profumo di un formaggio che ha riposato sei mesi, un anno, qualche volta anche di più, appeso in una cantina mentre fuori i Monti Lepini cambiano stagione. Immaginate la crosta scura, quasi bruna, che il fuoco e i trucioli di faggio — l’albero principe di quelle montagne — hanno lavorato con pazienza. Poi il primo taglio: la pasta compatta, il colore paglierino intenso, il profumo che invade la stanza.
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Fonte: Alessio Porcu


